Cos'è

Cos'è
Il Servizio di Assistenza Domiciliare ai Minori: creare legami per innescare cambiamenti

Un modo per dare risposte ai minori e alle famiglie della città di Brindisi è il Servizio di Assistenza Domiciliare ai minori, che sta diventando sempre più una risorsa in molte realtà, ampliando così il quadro degli interventi territoriali possibili, poiché ha come finalità quella di aiutare e stimolare i bambini a sviluppare le proprie potenzialità e risorse per affrontare le difficoltà che incontrano nel percorso di crescita, ed accompagnare le loro famiglie ad essere consapevoli e protagonisti del loro cambiamento.
Questo Servizio, favorendo e incentivando forme di aiuto alla famiglia, lavorando nella quotidianità, ha un forte carattere educativo e preventivo, e rappresenta un investimento importante per la qualità del rapporto educativo tra genitori e figli.

Le realtà familiari che si presentano oggi ai nostri occhi sono molteplici e variegate, sono lo specchio di una società trasformista e spesso in crisi. C’è un malessere in molte famiglie con minori che non è necessariamente disagio latente o inesploso, ma un momento di difficoltà che rientra dentro il quotidiano vivere del rapporto genitori-figli (difficoltà di gestire gli ambiti di autonomia, il percorso scolastico, l’insuccesso scolastico, l’incuria educativa dovuta a situazioni problematiche di malattia, precarietà lavorativa).

Sicuramente è necessario creare una rete fitta di servizi e di operatori capaci, che facilitino la messa in pratica di nuove modalità di aiuto alle famiglie. La cosa importante è anche la diffusione di una nuova cultura dell’individuo come tale, la cultura dell’aiuto e non dell’assistenza.

La famiglia non va soltanto sostenuta con agevolazioni economiche o con la creazione di servizi, ma va protetta e al tempo stesso “valorizzata” nella sua funzione primaria ed innovativa di supporto sociale.

Promuovere la famiglia dandole i presupposti per essere autonoma e vivere in modo equilibrato nella sua dimensione privata e in quella sociale: questa è la vera sfida.

Fino ad oggi la famiglia giudicata inadeguata o inidonea è stata completamente abbandonata a se stessa e sostanzialmente punita con l’allontanamento dei figli senza una precisa politica di “prevenzione, cura e recupero”.

È auspicabile che si possa offrire a questi genitori forme di sostegno affettivo, sensibilizzando le loro famiglie di origine, offrendo vie d’uscita con un’assistenza diretta al cuore del problema.

La Legge-quadro sui servizi alla persona (L. 328/2000) è l’esempio di come anche nella legislazione più recente si stia diffondendo una nuova cultura che pone al centro dell’attenzione non tanto il singolo individuo, ma il soggetto “famiglia” nella sua globalità.

Il Servizio di Assistenza Domiciliare ai Minori, gestito dalla Cooperativa Amani dal 1999, opera un cambiamento di lettura della realtà, una rivisitazione della più tradizionale impostazione del Servizio-Utente, suggerendo uno sguardo più attento alla persona, alla sua famiglia, ai luoghi, ai tempi e alle relazioni in cui si dà la sua vita.

La famiglia è un contesto centrale nel processo di costruzione dell’identità individuale e della socialità dei minori. È un contesto che in relazione a questo processo, affronta e accompagna transizioni evolutive diverse e significative, che segnano la conquista progressiva di identità più autonome e integrate da parte dei figli.

Una famiglia che “sta bene” è una famiglia capace di provvedere ai bisogni di sviluppo, educativi, di salute, di cultura, materiali, spirituali, di tutti i suoi membri, ma questa è una condizione dinamica più che statica, un processo, più che uno stato.

Pensare al benessere del bambino significa riconoscere che il diritto del bambino a vivere «nel migliore dei mondi possibili e nel migliore dei modi» è un diritto relazionale: è sì un diritto soggettivo, ma che si realizza all’interno di una struttura relazionale, in cui sono rilevanti non le persone fisiche, in carne e ossa, ma le relazioni di interdipendenza che le uniscono.


OBIETTIVI

Il Servizio di Assistenza Domiciliare ai Minori è rivolto a nuclei familiari, quindi a minori e famiglie a rischio di emarginazione.

Obiettivo generale
Salvaguardare l’autonomia delle famiglie e la permanenza dei minori nel proprio nucleo familiare, contrastando l’istituzionalizzazione nonché elevare la qualità della vita di ogni componente dello stesso ed evitare il fenomeno dell’isolamento e dell’emarginazione, mediante interventi di supporto differenziato alla famiglia.

Il Servizio intende attivare strategie operative per rimuovere le cause dei disagi, tenendo presente che uno degli obiettivi più importanti della tutela del minore, non è quello di sottrarlo ad una famiglia che non lo educa correttamente, ma è soprattutto quello di recuperare la sua famiglia d’origine all’esercizio del suo ruolo di comunità educante.

Esso mira a costruire modalità di interazione e proposte centrate sulla quotidianità della vita familiare e quindi sulle fatiche e le opportunità che le famiglie si trovano a fronteggiare giorno per giorno. Lavorare con la quotidianità della vita familiare significa entrare e “condividere” uno spazio “abitato”. Abitare significa sentirsi “domiciliati” in un spazio-territorio relazionale, appartenere ad un mondo e trovare in esso il senso per la propria storia.

Promuovere una cultura della domiciliarità significa allora non spezzare i legami con il mondo-ambiente, il territorio e la comunità sociale, per poter continuare a riconoscersi in essa, mettendo al centro delle politiche sociali la persona con la sua storia, le sue radici, il suo mondo di relazioni. La domiciliarità non è pertanto da intendersi come “chiusura”, o, peggio, segregazione entro le mura di una casa-prigione; al contrario, è da intendersi come apertura alle relazioni, con gli altri e con se stessi, apertura alle reti informali del vicinato, all’entrare-uscire di persone, di rapporti, di comunicazione, di aiuto, di risorse ricevute e offerte.

La domiciliarità, prima ancora di diventare una prospettiva dei servizi e una cultura forte nell’approccio con il bisogno sociale, è la capacità di riconoscere ciò che è significativo per quella persona, per quella famiglia, per quel ragazzo, per quel gruppo di ragazzi in relazione alle risorse, ai legami, alle strategie di vita, alle opzioni, alle capacità e disponibilità di essere parte attiva in un percorso di aiuto.

Si tratta di realizzare interventi che si configurino come modalità di accompagnamento al sistema familiare perché possa assumere in maniera consapevole funzioni legate all’accudimento, al riconoscimento e al rispetto dei segnali di sviluppo psicofisico dei figli, alla conquista di soggettività autentiche connesse all’assunzione di responsabilità.

Si supera la più tradizionale e unilaterale “presa in carico” a favore di una forma dinamica e processuale di “accompagnamento”, che parta dalle condizioni di vita dei minori e delle famiglie.

Alla luce di quanto premesso gli OBIETTIVI da perseguire sono i seguenti:

Rendere autosufficiente il nucleo e ridurre temporaneamente il disagio.

Prevenire l’allontanamento dei minori dal loro contesto di vita familiare e sociale.

Rafforzare le figure parentali (informal helpers), recuperando le risorse della famiglia stessa.

Recuperare i rapporti del minore e della sua famiglia con il territorio, costruendo una rete di legami tra il nucleo e l’ambiente.

Promuovere un processo di cambiamento reale nella famiglia di appartenenza del minore, al fine di migliorare la loro qualità della vita.

Supportare la famiglia sul piano educativo e dell’accudimento.

Fornire ai minori un supporto educativo che li aiuti a riformulare le attribuzioni di senso dei loro contesti vitali.

Attuare un sistema di aiuto a rete con una conseguente maggiore integrazione e collaborazione tra servizi plurimi e operatori appartenenti a figure professionali diverse tra pubblico e privato sociale e volontariato.

Valutare i risultati in modo da garantire la qualità del servizio.


Gli obiettivi specifici saranno indicati nei Piani di Lavoro che verranno elaborati per ogni singola famiglia, in rapporto alle esigenze che scaturiranno dall’analisi dei bisogni. 


CRITERI PER L'ACCESSO AL SERVIZIO

Al servizio possono accedere tutte le famiglie in difficoltà temporanea che necessitano di un supporto quotidiano tramite richiesta ai Servizi Sociali territoriali, presentandosi al “primo ascolto”.

Per l’accesso al Servizio, il Comune, per quanto di propria competenza, effettua una valutazione del bisogno complessivo del nucleo familiare, al fine di definire risposte complessive, uniche e personalizzate.

La valutazione del bisogno si conclude con la predisposizione, da parte della Cooperativa, di progetti d’intervento individualizzati, in accordo con la persona o con la famiglia, ove possibile, che indichino la natura del bisogno, la complessità e l’intensità dell’intervento, la sua durata, le fasi di verifica del percorso e i responsabili della gestione del caso.


COMPETENZE PROFESSIONALI

Il Servizio prevede al suo interno figure professionali con compiti diversificati:
n. 1 Coordinatore, n. 1 Assistente Sociale, n. 3 Educatori, n. 3 Ausiliarie Domiciliari, n. 1 Autista, n. 1 Segretario.